NEL MOMENTO CRITICO, IN DIFESA RAGIONATA E DIALOGANTE DELLE NOSTRE PENSIONI
Quella che segue è una lunga lettera che intenderei inviare ai destinatari qui sotto.
Prego chi volesse aderire alla firma, di contattarmi tramite il blog che provevde a girarmi i vostri messaggi via mail.
Sarebbero benvenuti anche altri destinatari da aggiungere ove abbiate un indirizzo certo a cui raggiungerli.
Sarebbe utilissimo potere far pervenire la lettera anche al neo Senatore Mario Monti, per cui se qualcuno ha il contatto, per favore me lo indichi.
Occorre muoversi ora e subito perché la situazione si sta facendo difficile.
ORA O MAI PIU!!
| Ferruccio de Bortoli | Corriere della Sera |
| Massimo Mucchetti | Corriere della Sera |
| Stefano Folli | Sole 24 ore |
| Mario Calabresi | La Stampa |
| Vittorio Zucconi | repubblica.it |
| Ezio mauro | La repubblica |
| Mauro Tedeschini | La Nazione |
| Piero Ostellino | Corriere della Sera |
| Giuliano Ferrara | Il Foglio |
| Giovanni Sartori | Corriere della Sera |
| Mario Sechi | Il Tempo |
| Vittorio Feltri | Il Giornale |
| Riccardo Barenghi | La Stampa |
| Maurizio Belpietro | Libero |
| Massimo Franco | Corriere della sera |
| Il Messaggero on line | |
| Il Messaggero | |
| Bruno Vespa | Porta a porta |
| Fabio Fazio | Che tempo che fa |
| Antonio Di Pietro | |
| Maurizio Sacconi | |
| Renato Calderoli | |
| Roberto Castelli | |
| Lamberto Dini | |
| Pisanu | |
| Altiero Matteoli | |
| Giovanardi | |
| Gasparri | |
| Schifani | |
| Pierferdinando Casini | |
| Pier Luigi Bersani |
TESTO DELLA LETTERA
IN DIFESA RAGIONATA E DIALOGANTE DELLE NOSTRE PENSIONI
Egregi tutti,
come ci avete quotidianamente ricordato da qualche mese a questa parte, viviamo in un momento molto grave e tutti, senza eccezioni, siamo chiamati a cooperare alle soluzioni; qui non è in discussione se si debba risanare, ma il come.
Ci avete insegnato che viviamo in una nazione che ha accumulato, soprattutto negli anni 70-80 un debito pubblico spaventoso, legato prevalentemente all'uso clientelare delle risorse che i nostri politici avrebbero dovuto oculatamente amministrare per nostra delega, che presenta anomalie evidenti rispetto agli standards delle altre nazioni europee, che ha una struttura amministrativa ipertrofica sia centralmente sia in periferia, che vede intere categorie venire meno al patto di solidarietà che dovrebbe essere alla base della polis in maniere diverse, vuoi rifiutandosi di partecipare alla finanza comune secondo le proprie possibilità (evasione fiscale e contributiva), vuoi godendo di posizioni di sistematico drenaggio delle risorse che la collettività genera (falsi invalidi, clientele varie, corruzione ) , oppure restando ancorate a privilegi non commisurati a quanto dato alla collettività, sia esso un contributo economico o un servizio particolarmente gravoso.
Si potrebbero fare lunghi elenchi per ciascuna delle categorie di cui sopra, ma, data la ristrettezza del foglio, basterà citare:
- Quantità di dipendenti pubblici se rapportata alle altre nazioni europee.
- Numero di amministratori centrali e periferici, sempre rapportati alle altre nazioni europee.
- Quantità dei livelli amministrativi, comuni, province, regioni.
- Entità dell'evasione fiscale.
- Entità dell'evasione contributiva.
- Assenza di innumerevoli edifici dai registri catastali, con conseguenti evasioni varie.
- Pensioni di invalidità assegnate come forma di sussidio o senza alcun diritto (false).
- Edifici pubblici non valorizzati o, in altri casi, abusivamente occupati.
- Privilegi apparentemente non scalfibili di cui godono i nostri rappresentanti.
- Corruzione endemica eliminando la quale si potrebbero generare risparmi enormi http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/15/i-trecento-miliardi-che-lo-stato-non-vuole-mafiosi-corrotti-ed-evasori-ringraziano/151628/
Non crediamo di avere citato niente a sproposito ma certamente abbiamo omesso altre aree importanti che dovrebbero essere aggredite.
E non crediamo di sbagliare affermando che prendersi cura dei problemi di cui sopra porterebbe al risanamento dei nostri conti in tempo breve; ci rendiamoo anche conto, tuttavia, che alcuni dei problemi non hanno una soluzione troppo rapida né troppo facile.
Quello che però non comprendiamo è come, a fronte di una così vasta gamma di aree di inefficienza in cui affondare le mani ci si risolva sempre, alla fine, a cercare di fare cassa (anche poca) sul versante del lavoro dipendente. Comprendiamo che per la classe politica (con alcune eccezioni) questa possa essere una via facile da percorrersi, che non tocca minimamente né gli assetti clientelari esistenti, né taluni privilegi, né la gigantesca struttura amministrativa che oltre a essere autoreferenziale costituisce anche un sistema di ingessamento delle attività della nazione; potremmo dire che il toccare le pensioni sia pericolosamente un modo per mascherare problemi che ci si ritorceranno contro comunque nei prossimi anni. Non comprendiamo invece la posizione dei Media i quali dovrebbero invece avere a cuore che si mettesse mano ai reali problemi e che quindi ci aspetteremmo dessero il loro contributo mediante una campagna di informazione completa, chiara, efficace.
Venendo al tema specifico delle pensioni che sembrano essere attualmente il primo obiettivo per fare cassa, notiamo che si sta portando avanti ormai da mesi una martellante campagna mediatica nella quale, senza dare mai voce a pensieri diversi né fornendo dati chiari, vengono asserite come verità adamantine delle opinioni con poca o nessuna attinenza alla realtà; questa campagna mediatica purtroppo non porta mai a supporto alcun dato su cui discutere , su cui confrontarsi per comprendere se veramente la parte anziana della popolazione stia vivendo alle spalle della società sottraendo risorse ai concittadini; né, tantomeno, si vedono trasmissioni televisive o pagine di giornali nelle quali il tema venga dibattuto approfonditamente e con chiarezza. E i dati disponibili ci sono, basta cercarli e poi renderli pubblici in una maniera che raggiunga tutte le persone che debbono formarsi una opinione informata sull’argomento.
Poiché non riteniamo che ci sia una precisa volontà collettiva da parte dei media di disinformare la nazione, perché altrimenti si dovrebbe parlare di disonestà intellettuale, vogliamo pensare che sull’argomento coesistano da un lato la difficoltà di raccogliere e presentare i dati e dall’altro una sottovalutazione della necessità di fare chiarezza e degli impatti che decisioni sbagliate avrebbero su alcune categorie; pertanto dovremo abusare del vostro tempo chiedendovi di leggere molto bene quanto segue, con pazienza, pregando di compiere lo sforzo di completare la lettura:
Occorre distinguere, nell’analizzare i dati economici dell’INPS tra prestazioni previdenziali (pensioni di anzianità + vecchiaia) e prestazioni assistenziali (pensioni sociali + invalidità + inabilità), dato che le prestazioni previdenziali insistono su una base contributiva mentre le prestazioni assistenziali generano anno per anno un saldo negativo certo.
L’ultimo bilancio disponibile dell’INPS (http://www.inps.it/docallegati/mig/doc/bilanci/bilanciosociale2009/parte_quinta_bilancio_sociale_inps_2009.pdf) dimostra in maniera incontrovertibile come il comparto previdenziale non costituisca un problema, mentre il comparto assistenziale necessiti di crescente sostegno da parte dello stato, che ha trasferito a questo scopo 79,21 miliardi di € all’INPS nel 2009.
Nell’ambito del comparto previdenziale, come si evince dal bilancio dell’INPS citato, a pag. 149, da cui è tratto il paragrafo sotto riportato, il fondo dei lavoratori dipendenti è in attivo, in particolare per 5,113 miliardi di € nel 2009:
"Migliora ulteriormente il risultato economico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD - gestione ordinaria) che, senza considerare gli ex fondi incorporati, presenta un saldo attivo di 10.369 mln (9.229 mln nel 2008), come anche appare migliorata la situazione complessiva di tale gestione la quale, includendo gli ex fondi citati, presenta un risultato economico positivo di 4.564 mln (2.447 mln nel 2008).
In generale il comparto del lavoro dipendente Inps (il FPLD, comprensivo delle gestioni deficitarie in regime di contabilità separata, più la Gestione prestazioni temporanee lavoro dipendente (GPTLD) - che eroga le altre prestazioni previdenziali - è attivo per 5.113 mln di euro (8.170 mln di euro nel 2008)."
La decurtazione dei trattamenti previdenziali avrebbe come conseguenza la generazione di maggiori attivi nel fondo lavoratori dipendenti dell'INPS che potrebbe utilizzare quelle risorse per diminuire il passivo nella gestione assistenziale e ridurre quindi la necessità di trasferimento dallo Stato, ma ciò costituirebbe di fatto un trasferimento di risorse dalla previdenza all'assistenza, fatto utilizzando i contributi versati, il che non sembra esattamente né giuridicamente sano né un buon segnale circa la volontà di costruire un sistema previdenziale efficiente.
Le pensioni di anzianità, comprendenti anche quelle anticipate con quota somma di età e anni di contribuzione hanno costituito nel 2009 circa il 30% dei nuovi trattamenti liquidati dall’INPS nel comparto previdenziale puro.
Le pensioni di anzianità, implicano a oggi un minimo di 35 anni di contribuzione che diventeranno 36 nel 2012 e pertanto sono associate a notevoli montanti contributivi.
La progressiva entrata in vigore delle riforme effettuate negli anni passati ha ridotto sostanzialmente il numero di nuove pensioni previdenziali; nel 2010 le nuove pensioni sono diminuite del 20% rispetto al 2009; in particolare, le nuove pensioni di anzianità si sono ridotte del 16% rispetto al 2009.
L’età di uscita dei lavoratori dipendenti ha subito, nel 2010, a seguito della istituzione delle finestre mobili unita all’adeguamento alla aspettativa di vita, un incremento istantaneo di 6-7 mesi; riforma abbastanza eccezionale per la subitaneità di attuazione e che è passata abbastanza sotto silenzio.
L’età EFFETTIVA di accesso alle pensioni è ad oggi in Italia di 66 anni e un mese per le pensioni di vecchiaia, con la eccezione delle donne del settore privato per le quali è 61 anni e un mese, e di 61 anni e tre mesi per le pensioni anticipate (diventerà 62 anni e tre mesi + ulteriore adeguamento all’aspettativa di vita, dal 2013)
Non esiste un’età minima di accesso alla pensione di anzianità con 40 anni di contributi; tuttavia ipotizzando un’età minima di inizio della attività lavorativa a 18 anni (sono rarità ormai coloro che abbiano iniziato prima e chi lo ha fatto ha certamente eseguito per 40 anni lavori prevalentemente manuali e quindi usuranti) e considerando le finestre mobili, l’età minima è di 59 anni e un mese, con tendenza all’aumento nei prossimi anni.
Le pensioni anticipate, come già detto sopra, richiedono già oggi un'età minima di 61 anni e un mese per l’EFFETTIVO accesso; tale età diventerà di 62 anni e un mese + ulteriore adeguamento alla aspettativa di vita a partire dal 2013. Va poi notato che le pensioni anticipate comportano una penalizzazione sostanziale (2 punti percentuali dello stipendio medio degli ultimi 10 anni, pari al 2,5 % della pensione massima che si avrebbe con 40 anni di contribuzione) per ogni anno di anticipo rispetto ai 40. Tale penalizzazione è abbastanza in linea con gli altri paesi europei; ad esempio la Germania ha una penalizzazione del 3,6 %. Per questo motivo, le pensioni anticipate vengono accedute già oggi in Italia, da persone con un reale bisogno di accedere alla pensione, si tratti di persone estromesse dall’attività lavorativa oppure di persone con motivi familiari o di salute; altrimenti i lavoratori tendono a prolungare l’attività lavorativa almeno fino ai 40 anni di contributi oppure all’età della pensione di vecchiaia o anche oltre; nessuno va in pensione anticipata per futili motivi.
Non esistono oggi strumenti incentivanti a ritardare la pensione dopo il raggiungimento dei 40 anni di anzianità; il bonus fiscale che fu usato per pochi anni un po di tempo fa e che dette benefici tangibili, è stato abolito. Un lavoratore che prolunghi l’attività dopo i 40 anni di contributi versa ulteriori fondi all’INPS senza alcun beneficio sul valore della pensione che percepirà. Se viceversa fossero messi in funzione strumenti incentivanti efficaci il beneficio per l’INPS sarebbe istantaneo, ad esempio, ipotizzando che raggiunti i 40 anni al lavoratore che continua l’attività fossero erogati interamente i contributi in busta paga, il che costituirebbe un ottimo incentivo, l’INPS risparmierebbe ogni anno circa il 60% (in difetto) di ogni trattamento pensionistico rinviato, calcolato come differenza tra l’80% dello stipendio medio degli ultimi 10 anni, che andrebbe a erogare, meno il 33% dello stipendio che percepirebbe come contributi dal nuovo lavoratore che sostituisse quello uscito in pensione. Non si vede perché non si vogliano mai immaginare metodi incentivanti ma solo metodi disincentivanti o peggio punitivi che porteranno a resistenze, se non a rivolte.
A seguito delle numerose riforme effettuate, la situazione del sistema previdenziale italiano è sostanzialmente allineata al resto d’Europa, anzi è più penalizzante rispetto alla maggior parte degli altri paesi: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2011/10/24/pop_previdenza.shtml

Se confrontiamo l'età di pensionamento di fatto, vediamo che in Italia gli uomini vanno mediamente in pensione a 60 anni e qualche mese; in Germania a circa 61 anni; in Francia circa a 59 anni. L'Italia si situa cioè a metà strada tra Francia e Germania.. Eppure in Germania l'età di pensionamento di vecchiaia è 65 anni, ma anche lì esistono altri canali che ti consentono di farlo.
L'età di vecchiaia in Italia non è 62 anni, come in Francia, ma è già 65. Più un anno di differimento delle finestre, arriviamo a 66. Nel 2013, quando scatteranno i tre mesi connessi con l'aumento della vita media attesa, l'età di vecchiaia salirà a 66 anni e tre mesi, al livello più o meno della Germania. Dal 1992 in Italia le prestazioni pensionistiche non sono più agganciate agli aumenti salariali reali, ma solo al costo della vita e in misura parziale. In Germania invece le pensioni sono agganciate sia ai salari reali che all'inflazione.
Eurostat tra le prestazioni pensionistiche italiane include anche il Tfr, che non è una prestazione pensionistica, è semplicemente salario differito, un prestito forzoso che i lavoratori fanno alle imprese. ll TFR equivale circa un punto e mezzo di PIl.
In Italia i prepensionamenti a seguito di crisi aziendali diventano spesa pensionistica, in altri paesi sono considerati interventi di politica industriale non contabilizzati nella spesa pensionistica. In Germania i soldi che escono dagli enti pensionistici sono esattamente quelli che entrano nelle tasche dei pensionati e la spesa pensionistica viene contabilizzata al netto di ciò che viene pagato. In Italia invece viene registrato come spesa pensionistica il lordo erogato, inclusa la ritenuta d'acconto.
Poiché dal punto di vista contabile ciò vale altri due punti e mezzo di PIL, se togliamo dal computo questa spesa e il punto e mezzo di PIL del TFR, la differenza tra Italia e Germania scompare del tutto.
La road map delle riforme già oggi varate comporterà incrementi sostanziali delle età di accesso alla pensione per:
Pensioni anticipate che andranno EFFETTIVAMENTE a 62 anni e un mese a partire dal 2013 con contribuzione minima di 36 anni, con ulteriori incrementi anagrafici per gli adeguamenti all’aspettativa di vita
Pensioni di vecchiaia dei lavoratori maschi per cui è prevista l’uscita a regime a 67 anni, più la finestra mobile.
Pensioni delle donne del settore privato, che usciranno a regime a 65 anni più la finestra mobile
L’aspettativa di vita alla nascita, abbinata al regime di accesso al trattamento pensionistico, può essere utilizzata per calcolare la permanenza media della popolazione nel trattamento stesso. Anche utilizzarla per valutare la efficacia economica di un sistema pensionistico può essere accettabile a meno che non si voglia, in modo improprio e fuorviante utilizzare l’aspettativa di vita alla nascita ODIERNA per valutare l’efficacia del sistema pensionistico relativamente a persone nate 60 anni fa e che quindi avevano un’aspettativa di vita alla nascita completamente diversa. L’aspettativa di vita media dei nati negli anni 40/50 era inferiore ai 66 anni (Si veda: http://www.worldlifeexpectancy.com/country-health-profile/italy) e purtroppo si è concretizzata come tale, con la conseguenza che il regime previdenziale si è trovato a liquidare trattamenti lunghi (gli attuali 60enni con auspicata aspettativa di percepire pensione fino a oltre 80 anni), brevi (coloro di noi che ahimè decederanno prima degli 80), brevissimi (i già deceduti che hanno generato pensioni di reversibilità molto ridotte) e infine contributi che non hanno dato luogo ad alcuna pensione (decessi molto prematuri). Ciò suona un po sinistro e fatalmente ingiusto, ma è insito in qualsiasi sistema a gestione assicurativa, in cui chi usufruisce della assicurazione, lo fa utilizzando i premi versati senza che essi generino mai alcuna liquidazione.
Mentre l’aspettativa di vita, che è aumentata molto dagli anni 60 a oggi sembra stabilizzata, l’aspettativa di vita SANA sembra essere drammaticamente calata dal 2004 a oggi, almeno secondo la Commissione Europea (Si veda: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/refreshTableAction.do?tab=table&plugin=1&pcode=tsien180&language=en). Forse l’aspettativa di vita SANA è un parametro più indicato per valutare la necessità di accesso al trattamento pensionistico di quanto non lo sia la generica aspettativa di vita.
Un eventuale ripristino dello "scalone" con anticipo della regola 97 dal 2013 al 2012 non darebbe alcuna riduzione strutturale dei costi dello Stato, ma bensì sposterebbe alcune erogazioni INPS dal 2013 al 2014 (in considerazione delle finestre di uscita); infatti, essendo noto che la somma 97 è la messa a regime finale della riforma in itinere, posticipare la erogazione di pensioni ai 61enni del 2013 per rinviarli al 2014 dà un risparmio nell'esercizio 2013 mentre nel 2014, a meno di non cambiare anche le regole per quell'anno, i "rinviati" andranno a sommarsi alle uscite già previste. Qualcuno potrebbe obiettare che si può innalzare ulteriormente l'età nel 2014 ma anche in questo caso si tratterebbe di un rinvio temporaneo di costi, a meno che non si procedesse all'infinito, cosa ovviamente impossibile. Contrapporre pertanto questa misura come forma di risparmio strutturale rispetto ad altri interventi quale una patrimoniale una tantum, indicando che quest'ultima darebbe solo un beneficio nell'esercizio corrente non è realistico.
Maggior risparmio può essere ottenuto , a costo zero , accorpando INPS, INPDAP e INAIL.
http://www.antoniodipietro.com/2011/10/pensioni_no_al_diktat_europeo.html?mllt
Riforme fatte in modo draconiano, cioè con effetto immediato e senza gradualità realizzerebbero disparità di trattamento enormi per persone nate a pochissimi giorni di distanza e con eguali storie contributive. Già il sistema degli scalini progressivi ha creato differenze sostanziali per persone nate nel Dicembre di un anno rispetto ai nati nel Gennaio dell'anno successivo e così ha fatto la modifica da "finestre fisse " a "finestre mobili".
Le così dette "pensioni d'oro" (e ci sarebbe da fare della pesante ironia su chi definisce pensioni d'oro un trattamento pari a 5 volte il minimo e cioè di 2.500 €lordi /mese, in particolare quando a dare questa definizione è un parlamentare con vitalizio di 10.000 €/mese, senza storia contributiva a giustificarlo) sono in molti casi dovute a una storia contributiva pesantissima. Piuttosto di proporre misure di "sequestro" dei suddetti enormi contributi, sarebbe più equo proporre al pensionando o pensionato di accettare la restituzione integrale dei contributi versati, con l'applicazione degli interessi annuali eguali ai tassi di sconto storici (statisticamente inferiori ai tassi dei BOT) per calcolare il debito attualizzato dello stato nei loro confronti. Sarebbe un'applicazione del contributivo puro, che dovrebbe soddisfare anche i più assetati di sangue tra i seguaci dell'abolizione del retributivo che si sta ormai estinguendo da solo. Altre proposte tendenti a restituire molto meno dei contributi versati tramite la fissazione di tetti rigidi alle pensioni sarebbero la legittimazione di un furto.
Infine, nell’affrontare l’evenienza di altre riforme, ancorché non se ne comprenda la necessità, non va dimenticata la situazione drammatica in cui verrebbero gettate da ulteriori riforme le persone che si trovano in un limbo intermedio tra l’attività lavorativa (perduta) e la maturazione dei requisiti pensionistici (ritardata già significativamente dalla ultime riforme). Anche a causa della crisi economica sono stati estromessi dai posti di lavoro moltissimi lavoratori dipendenti che si trovano oggi o in procedure di mobilità da cui potrebbero uscire trovando regole nel frattempo cambiate o, peggio, che sono in regime di contribuzione volontaria per la quale utilizzano, allo scopo di aumentare l’anzianità contributiva, i risparmi della vita o, peggio ancora, che non possono permettersi la contribuzione volontaria e aspettano solo di maturare i requisiti anagrafici. Il rischio tangibile è che, come accaduto per altre riforme, il legislatore si “dimentichi” di prevedere le deroghe, non già necessarie, ma vitali.
Con la presente chiediamo pertanto a quelli di voi che operano in varie maniere nei Media, di volere fare un'opera di informazione completa, fornendo con la necessaria evidenza i dati reali circa il sistema pensionistico; a coloro che invece verranno chiamati a prendere decisioni, chiediamo di ponderare profondamente se le decisioni che prenderanno vadano nella direzione dell'equità e delle soluzione dei reali problemi del paese, prima di attuarle.
Confidiamo che quanto richiesto possa essere fatto e abbiamo voluto dare il nostro modesto contributo, ritenendo che il lavoro svolto per raccogliere le informazioni e i dati e la possibilità di avere instillato almeno un dubbio nella mente di uno o più dei destinatari della presente possano essere un apporto a un processo di prevenzione di gravi problemi sociali che potrebero sfociare in situazioni veramente drammatiche.
Cordiali saluti
ALLEGATO: ALCUNE AUTOREVOLI DICHIARAZIONI A SUPPORTO DEL SISTEMA ATTUALE
10 Febbraio 2009
Giulio Tremonti (Ministro delle finanze): "Pur avendo un tasso di invecchiamento elevatissimo, il nostro paese riuscirà a sostenere le pensioni senza soffrire: grazie alle rifoRme degli ultimi 10 anni, l'Italia e' riuscita a mettere alcuni paletti che le garantiscono un futuro pensionistico stabile."
22 Agosto 2011
Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare: Sono il ministro del Welfare e a coloro che hanno sollevato il problema da destra e da sinistra dico che il sistema è riformato e sostenibile...... nel medio periodo il sistema da noi riformato è perfetto.......Il sistema è sostenibilissimo, tra i più sostenibili in Europa.
Fonte: http://www.diariodelweb.it/Articolo/Economia/?d=20110822&id=214061
23 Agosto
Antonio Mastrapasqua, Presidente dell'INPS: "Ora abbiamo un sistema che, con quello della Svezia, e' il migliore in Europa, collegato automaticamente alle aspettative di vita che vengono comunicate dall'Istat: è un sistema serio e sostenibile, anche se il
dibattito politico interno è sempre in cerca di miglioramenti....
....Per anni l'Italia ha vissuto una sorta di vergogna previdenziale, tacciata come Cenerentola dell'Europa e questo giudizio ha inevitabilmente pesato. Ma in questi anni, con un cantiere durato 20 anni da Amato a Dini, da Prodi e Maroni, da Damiano a Sacconi, sono state fatte riforme importanti e ora abbiamo un sistema previdenziale serio e sostenibile".
9 settembre 2011
Roberto Maroni, Ministro degli Interni: "...Se la Marcegaglia intende, come mi pare, toccare le pensioni di anzianità - che ultimamente sono diventate un'ossessione per Confindustria, diciamo che non siamo d'accordo. C'e' un documento dell'Unione europea che dice che l'Italia è il Paese che ha i conti a posto dal punto di vista previdenziale, quindi si rassegnino, perché se è questo che chiedono non è questa la strada giusta"
14 settembre 2011
Gianfranco Rotondi, Ministro per l'attuazione del programma:"il nostro sistema è uno dei più solidi al mondo"
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-09-14/governo-accoglie-proposte-condono-225002.shtml?
20 Settembre 2011
Carlo Cottarelli, responsabile del Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale (FMI): "L'Italia ha messo in atto importanti riforme del sistema pensionistico ...... Il problema non sono le pensioni o la sanità nel lungo termine, il problema è l'elevato debito pubblico e la crescita bassa"
27 Settembre 2011
Luca Bellotti, Sottosegretario al Lavoro: "Su questo punto, nello specifico, varrebbe la pena ricordare - afferma in una nota il sottosegretario al Lavoro, Luca Bellotti - che il Governo già si e' mosso per introdurre importanti innovazioni, come l'agganciamento automatico dell'eta' pensionabile alle speranze di vita.....V...iene da chiedersi, tuttavia, se sia davvero utile continuare a riaprire il capitolo delle pensioni causando incertezza e malcontento. Il sistema, così com'e' stato concepito, ha tutti i requisiti per reggere."
Dal Bilancio sociale INPS del 2009, pag.149:
Migliora ulteriormente il risultato economico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD - gestione ordinaria) che, senza considerare gli ex fondi incorporati, presenta un saldo attivo di 10.369 mln (9.229 mln nel 2008), come anche appare migliorata la situazione complessiva di tale gestione la quale, includendo gli ex fondi citati, presenta un risultato economico positivo di 4.564 mln (2.447 mln nel 2008).
Fonte: http://www.inps.it/docallegati/mig/doc/bilanci/bilanciosociale2009/bilancio_sociale_inps_2009.pdf
Dalla Nota di aggiornamento al Def (Documento di Economia e Finanza):
"Gli interventi sulle pensioni contenuti nelle due manovre estive hanno contribuito al miglioramento della sostenibilità di medio-lungo periodo della finanza pubblica, favorendo il percorso di rientro dei livelli di debito pubblico». .... le misure sulle pensioni inserite nei due decreti assicurano complessivamente un contributo alla manovra per importi pari a circa 1 miliardo nel 2012, 3,5 miliardi nel 2013 e 3,3 miliardi nel 2014».
Il....le modifiche alle norme portate dalle manovre degli ultimi due anni hanno concorso all’innalzamento dell’età media al pensionamento. Questi interventi abbassano la curva del rapporto tra PIL e spesa pensionistica, che altrimenti tra il 2012 e il 2015 avrebbe avuto un innalzamento.
Fonte: http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2011/09/30/591176-pensioni_sistema_regge.shtml
30 Settembre 2011:
Maurizio Petriccioli,Segretario Confederale CISL:
"Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico elaborate dalla Rgs, confermano la stabilità finanziaria del sistema pensionistico e rendono evidente come non siano necessarie nuove riformE...... Non c'è nessun bisogno, dunque, di ipotizzare nuovi interventi sulle pensioni, sia che riguardino quelle di anzianità, sia che riguardino l'accelerazione della transizione verso il contributivo o l'entrata a regime dell'aumento dell'età pensionabile delle lavoratrici private"
28 Ottobre 2011:
Daniele Franco, responsabile dell'area ricerca economica della Banca d'Italia:
Il sistema previdenziale italiano a regime è sostenibile, ma appare opportuno completare il processo di riforma rimuovendo gradualmente le residue disparità di trattamento tra le diverse categorie. E' quanto afferma il responsabile dell'area ricerca di Bankitalia.
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/10/27/visualizza_new.html_666884594.html
28 Ottobre 2011
Felice Roberto Pizzuti, professore di Economia all'Università di Roma:
.....Se confrontiamo l'età di pensionamento di fatto, vediamo che in Italia gli uomini vanno mediamente in pensione a 60 anni e qualche mese; in Germania a circa 61 anni; in Francia circa a 59 anni. L'Italia si situa cioè a metà strada tra Francia e Germania. Eppure in Germania l'età di pensionamento di vecchiaia è 65 anni. Allora come si spiega che c'è chi va in pensione prima? Evidentemente anche lì esistono altri canali che ti consentono di farlo. E comunque, dal punto di vista economico, quello che conta è l'età effettiva di pensionamento..........Tanto per cominciare l'età di vecchiaia in Italia non è 62 anni, come in Francia, ma è già 65. Più un anno di differimento delle finestre, arriviamo a 66. Nel 2013, quando scatteranno i tre mesi connessi con l'aumento della vita media attesa, l'età di vecchiaia salirà a 66 anni e tre mesi, al livello più o meno della Germania. Francamente che i francesi, ma anche i tedeschi, sostengano che il nostro sistema pensionistico è più generoso del loro è molto poco credibile. Dal 1992 in Italia le prestazioni pensionistiche non sono più agganciate agli aumenti salariali reali, ma solo al costo della vita e in misura parziale. In Germania invece le pensioni sono agganciate sia ai salari reali che all'inflazione..........La comparazione europea è falsata. Basti dire che Eurostat tra le prestazioni pensionistiche italiane include anche il Tfr. Ma noi sappiamo che il Tfr non è una prestazione pensionistica, è semplicemente salario differito, un prestito forzoso che i lavoratori fanno alle imprese. ll Tfr equivale circa un punto e mezzo di Pil. Ancora, in Italia i prepensionamenti a seguito di crisi aziendali diventano spesa pensionistica, in altri paesi sono considerati interventi di politica industriale non contabilizzati nella spesa pensionistica. In Germania i soldi che escono dagli enti pensionistici sono esattamente quelli che entrano nelle tasche dei pensionati e la spesa pensionistica viene contabilizzata al netto di ciò che viene pagato. In Italia invece viene registrato come spesa pensionistica il lordo erogato, inclusa la ritenuta d'acconto. Poiché dal punto di vista contabile ciò vale altri due punti e mezzo di Pil, se togliamo dal computo questa spesa e il punto e mezzo di Pil del Tfr, già la differenza tra Italia e Germania scompare del tutto.
3 Novembre 2011
Antonio Mastrapasqua, presidente dell'INPS
Il sistema pensionistico italiano é in equilibro e sostenibile...... Il compito delle forze politiche e delle parti sociali non può essere quello di creare confusione e allarmismo........ Di confusione, invece, ce n'é tanta in questi giorni......su un tema che, invece, va affrontato con serenità per i 20 milioni di attivi e i 16 milioni di pensionati. Parlando di previdenza, semmai parliamo di aggiustamenti, di miglioramenti.....Viviamo in una babele di aliquote di contribuzione e poi ci sono migliaia di persone, in alcune categorie, con privilegi....."
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-11-04/mastrapasqua-inps-basta-allarmismi-131607.shtml?uuid=AaaUNhIE