IN DIFESA (NON RICHIESTA) DI STEFANO FASSINA

Pubblicato il da basta-con-i-tagli-alle-pensioni

Qui di sotto il testo di una lettera che abbiamo spedito a Bianco, De Sena e Marcucci, con copia a S.Fassina, in merito alla richiesta di dimissioni di quest'ultimo

 

 

 

Agli Onorevoli: Enzo Bianco, Luigi De Sena, Andrea Marcucci

C.p.c.: On. Stefano Fassina



Gentili onorevoli,


Siamo un gruppo che va via via infittendosi, di pensionandi con alle spalle tra i 36 e i 40

anni di contributi anche pesanti, in parecchi casi allontanati dal mondo del lavoro e tutti in

prossimità della maturazione dei requisiti pensionistici con le regole esistenti.

Anche se in grave apprensione siamo molto attivi in difesa di quelli che, a prescindere se

si debbano o no chiamare “diritti acquisiti”, sono elementi per noi irrinunciabili al

sostentamento delle nostre famiglie nei prossimi anni.

La nostra attività ci porta a tenerci aggiornati su quanto succede giorno per giorno nel

mondo politico che, ancorché commissariato da economisti sulle cui capacità avremmo

parecchio da ridire stante la situazione in cui si trova lʼintero mondo occidentale seguendo

le loro teorie mercatistiche, dovrebbe comunque essere il punto di riferimento per i

cittadini, a meno che la democrazia non sia da ritenersi temporaneamente sospesa.


Oggi abbiamo appreso dai lanci delle agenzie e da altre fonti di stampa, che avreste

richiesto le dimissioni dellʼOnorevole Fassina da responsabile del settore Economia e

Lavoro del Partito democratico e ciò ci ha lasciato sconcertati per un buon numero di

ragioni:


1. Ci sfugge come lʼidoneità a ricoprire una carica possa venire meno nel volgere di giorni

(letteralmente) e non dopo approfondite analisi circa la linea che un partito vuole

seguire, ma solo in ragione del cambiamento delle condizioni al contorno.


2. Il tacitare le voci “dissonanti” in ricerca di una unanimità di posizioni richiama

sinistramente il “centralismo democratico” che credevamo morto da tempo.


3. Entrando nel merito dei motivi per cui secondo voi sarebbero necessarie le dimissioni

di Stefano Fassina, rileviamo come le sue opinioni trovino crescente assenso in molti

ambienti anche economici. Infatti é sempre più evidente e da numerose fonti autorevoli

denunciato, che il legame tra i fondamentali economici dei vari stati del mondo e la crisi

che ne attanaglia lʼeconomia è sempre più labile e che la speculazione internazionale,

sostenuta dai grandi patrimoni, che è la radice vera del problema, è ben poco arginata

dalle politiche riformistiche dei singoli stati.


4. Mr. Rehn che Fassina ha avuto secondo voi lʼardire di criticare, ricopre da anni

una carica dalla quale avrebbe dovuto partecipare attivamente alla difesa della finanza

europea dalla speculazione e non sembra avere fatto molto.

Infatti, nonostante i fondamentali delle maggiori economie (Italia, ma anche Francia e

in via iniziale anche la Germania, se è vero che il 23 Novembre unʼasta di Bund ha

dato un esito particolarmente negativo) siano tali da non giustificare la sfiducia dei 

mercati ci si è limitati una difesa dalla speculazione prevedendo quasi esclusivamente

la proibizione di effettuare vendite allo scoperto.

In realtà, come molti economisti sostengono da tempo, dopo chiari e tempestivi

messaggi politici, si sarebbe dovuto dare disposizioni alla Banca Centrale Europea di

garantire regolarmente la copertura delle emissioni di titoli dei paesi membri.


5. Oggi, grazie alle titubanze dei nostri governanti stante la loro estrazione “liberal” che

non contempla lʼimposizione di regole ai “mercati”, neppure in momenti talmente critici

da rischiare la dissoluzione della stessa UE, ci troviamo al punto in cui accettiamo di

mettere in discussione una struttura sociale che ha richiesto un paio di secoli di lavoro

per essere costruita; sostanzialmente perché “ciò risulterebbe un segnale gradito ai

mercati” .

E per essere certi che ciò avvenga senza troppi ostacoli, non già i mercati (che sono

un concetto astratto che non può né gradire né non gradire) ma le lobbies finanziarie

che influenzano lʼandamento degli stessi hanno lavorato sapientemente perché a

portare a termine il processo ci fossero non più dei governanti con responsabilità

POLITICHE (intese come gestione della POLIS) ma dei tecnici per lo più provenienti da

scuole di pensiero che, come dicevamo sopra, non sembrano avere dato gran prova di

sé nel passato. Eʼ un pò come affidare a un medico la cura di una malattia che lui

stesso ha contribuito a far nascere e diffondere per sue diagnosi errate.


6. Fassina dissente dalle richieste di dismissione dello stato sociale fatte da Rhen,

ma purtroppo non solo da lui, e voi ne chiedete le dimissioni. Crediamo che i cittadini

europei avrebbero il diritto di richiedere invece le dimissioni di Rehn e di un po di altri

“sapienti” da ruoli che la realtà rimanda loro in faccia di non aver saputo onorare.


7. In un ambiente in cui ormai lʼuniformità del pensiero regna sovrana, nel quale non ci si

interroga neppure se quanto ci viene dato come irrinunciabile lo sia oppure no, nel

quale lʼopinione pubblica non viene dettagliatamente informata sulle motivazioni per

cui si vogliono fare certe cose, dove si danno per certezze teorie che la semplice

analisi dei dati dimostra inconfutabilmente errate, per cui i dati vengono pubblicizzati il

meno possibile, in cui il panico domina e anziché essere combattuto viene

sapientemente alimentato, la voce di Fassina è preziosa a prescindere perfino

dal fatto che abbia o meno ragione.

Perché il rischio maggiore che si corre non è quello di fare le cose sbagliate per la

società, ad esempio:


• riformare per la 4a volta in due anni le pensioni senza la necessaria gradualità e

senza le indispensabili salvaguardie per coloro che sono stati estromessi dal

mondo del lavoro


• facilitare la dismissione dei dipendenti da parte delle aziende senza avere prima

istituito dei sistemi di salvataggio degli individui che ne consentano la permanenza

dignitosa nellʼambito sociale


• utilizzare queste riforme come specchietti per il “mercato” e non occuparsi quindi dei

problemi più stringenti che ci torneranno come un boomerang in breve tempo


ma quello di farle accettare sullʼonda del panico, senza le necessarie riflessioni,

senza valutare tutte le opzioni alternative.


Invitandovi ad astenervi dallʼavanzare richieste quali quella che avete fatto oggi, ma

piuttosto ad attivarvi per garantire lo scambio di opinioni informate e la discussione

profonda che sono necessarie prima delle decisioni, specialmente quelle critiche,

porgiamo i nostri migliori saluti.

 

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M
Perfetto e grazie.<br /> Ho visto gli articoli di oggi che annunciano la cancellazione dell'anzianità per fissare a 63 anni l'età minima di uscita. Cosa sarà per coloro che sono senza lavoro e che nel giro di 2-3 anni<br /> maturerebbero i requisiti di pensionamento con 40 anni di contribuzione? Non si tratta di disoccupati cronici ma persone che sono state licenziate tramite procedure di incentivi e Mobilità. Al<br /> Governo sarà noto che molte Aziende hanno "convinto" i dipendenti over 50 prossimi ai 40 anni di contributi (ritenuti anziani) di lasciare il lavoro ricorrendo alla Mobilità d’accordo con i<br /> sindacati per aprire ai giovani e tutelare gli uscenti (aggancio pensione in 2-3 anni), pena soluzioni diverse per affrontare la crisi? A questi sono già state applicate retroattivamente le nuove<br /> regole pensionistiche. Adesso verranno richieste misure ulteriori? Qui si tratta di ampliare un disagio sociale e mettere in seria difficoltà lavoratori disoccupati, per cui spero in una nota di<br /> attenzione con un periodo di transizione almeno per chi è disoccupato che fra ricerca di contratti a termine (dopo i 50 anni le risposte sono 0), contribuzione volontaria con la liquidazione e<br /> incentivi ricevuti o procedura di Mobilità, maturerebbero i requisiti dei 40 anni a cui aggiungere la finestra mobile di 13-15 mesi senza reddito! Ho già mandato diverse mail, Prof.ssa Fornero<br /> compresa, e spero che qualcuno l'abbia letta!
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M
Ben Fatto. La manderei anche a Bersani ed ad altri alti esponenti del PD. Ho il terrore che barattino un OK PDL per una mini patrimoniale con un OK PD per la riforma delle pensioni. Speriamo nel<br /> buon senso di tenere in considerazione chi il lavoro non lo ha più, c'è chi lo ha perso perchè l'azienda ha chiuso e chi invece lo ha perso per salvaguardare il posto a persone più giovani. Inoltre<br /> la politica degli incentivi a mio parere evidenzia la precisa volontà di camuffare con qualcosa di conveniente per poter essere liberi per operazioni tese a fare cassa. Non sono un esperto ma<br /> basare i conti sulle variabili non controllabili (quanti potranno essere gli interessati?) rientra nel concetto di non poter stimare sui recuperi dall'evasione fiscale come evidenziato da UE.<br /> Ragazzi teniamoci in contatto!
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B
<br /> <br /> La manderò anche a Bersani.<br /> <br /> <br /> <br />