Ancora a Massimo Mucchetti sulle pensioni di anzianità

Pubblicato il da basta-con-i-tagli-alle-pensioni

Copia della Risposta di Mucchetti si trova alla fine di questo articolo

 

Egregio Mucchetti, leggo sulla rubrica delle lettere del Corriere della Sera di oggi la sua risposta al Sig. Del Monte che le prospettava un problema legato alla disoccupazione, in concorrenza con eventuali congelamenti delle pensioni anticipate. Nella sua lettera il Sig Del Monte le chiedeva anche conto della diffusione di dati incompleti. Sostanzialmente  il Sig. del Monte le ha scritto, in modo più sintetico, quanto le avevo scritto anch'io a seguito della pubblicazione del suo articolo sul CdS del 25 ottobre.

Leggendo la sua risposta, devo dire che lei è recidivo. Infatti, liquidando in un paio di righe la risposta al problema principale prospettatole dal lettore circa le difficoltà di un sessantenne disoccupato in presenza di voci come la sua che regolarmente annunciano la necessità impellente di riformare le regole con le quali finalmente avrebbe una pensione, passa poi a una analisi di nuovo parziale e fondata su dati incongruenti con quanto si propone di  dimostrare,  conclude nuovamente che le pensioni di anzianità sono un  problema. 

Vediamo perché: La sua conclusione è relativa alle pensioni di anzianità, quindi ci si aspetterebbe che tutte le proposizioni dell'argomento fossero relative a questo istituto; in realtà, nel suo argomentare, di dati sulle pensioni di anzianità ce ne sono pochissimi e quelli che ci sono, sono sbagliati.

Cominciando da quest'ultima affermazione, lei sostiene che in Italia non esiste penalità per la pensione anticipata; dovrebbe invece sapere che per ogni anno inferiore ai 40 di contribuzione, la pensione diminuisce del 2,5 % rispetto al massimo, per arrivare a una riduzione del 12,5 % per una contribuzione di 35 anni, sotto la quale non si può andare.

Il meccanismo è che fissato in 80% il massimo ottenibile (con 40 anni di contributi) sulla media degli stipendi degli ultimi 10 anni lavorativi, per ogni anno in meno di contributi, l'80% si abbassa di due punti, ovvero, appunto del 2,5%

Si può discutere se 2,5% all'anno  sia equo o troppo poco, ma non si può affermare che in Italia non c'è penalizzazione, perché ciò è falso.

I dati da lei elencati circa la spesa per le pensioni sono invece fuorvianti ai fini della valutazione del sistema che prevede ritiri anticipati; infatti il 18,7% del PIL che lei cita come spesa pensionistica è un dato corretto, salvo che ha a che vedere con le pensioni di anzianità tanto quanto l'aggressività della popolazione canina totale ha a che vedere con i cani barboncini; infatti il 18,5% include tutte le uscite per pensioni, fregandosene se siano previdenziali (vecchiaia + anzianità) o assistenziali (pensioni sociali + invalidità + inabilità) o, peggio, se non siano neppure pensioni, ma salari differiti, come nel caso del TFR di cui le do atto di avere precisato che non è previdenza.

Il dato da prendere in considerazione nel valutare l'impatto delle pensioni di anzianità è un altro e, mi creda, pesa decisamente meno, dato che sulla spesa dell'INPS il totale di anzianità e vecchiaia pesa per il 60% del totale e cioè circa il 10% del PIL, di cui le anzianità sono ovviamente solo una parte.

Quindi, da parte sua, un nuovo attacco alle pensioni di anzianità non supportato da dati che lo dimostrino.

E pensare che sulla base della lettera del Sig. Del Monte ci sarebbe stato da commentare in modo efficace, oltre la sua affermazione finale che " si deve proteggere chi si trova nella situazione del Sig. Del Monte" .

Ad esempio si sarebbe potuto far rilevare come una legge del 2004 prevedeva che, fino al 31 Dicembre 2007, venissero salvaguardati da eventuali riforme peggiorative coloro che avessero precedentemente a quest'ultima data maturato i requisiti per il diritto  alla pensione e che tale legge, scaduta appunto al 31 Dicembre 2007, non è stata rinnovata, lasciando aperta la porta a ulteriori sorprese per il Sig. Del Monte e per quelli nelle sue condizioni, fino al giorno dell'apertura della fatidica finestra che, come lei presumo sappia, è stata portata a ben 13 mesi. Dire questo e invitare a ripristinare questo sacrosanto strumento di salvaguardia sarebbe stato doveroso, non crede?

Colgo l'occasione per tornare a segnalarle il blog: http://basta-con-i-tagli-alle-pensioni.over-blog.it/ dove troverebbe parecchi dati certi e analizzati e su cui, doverosamente, pubblicherò anche questa mia.

Articolo Mucchetti 2

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M
<br /> Concordo con quanto da lei esposto e ho trasmesso pari opinione al giornalista M. Mucchetti.<br /> <br /> <br />
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