A Massimo Mucchetti, circa il suo articolo di oggi sul CdS

Pubblicato il da basta-con-i-tagli-alle-pensioni

NB: L'ARTICOLO DI MUCHETTI E' RIPORTATO IN CALCE.

Leggo il suo articolo sul Corriere di oggi, corredato da cifre.

Premesso che sono ogni giorno più sconcertato nel vedere come su una eventuale eliminazione delle pensioni di anzianità si concentri ormai tutta l'attenzione dei media, attirando su questo argomento anche tutta l'attenzione dell'opinione pubblica e orientandola a approvare riforme draconiane, come dirò più avanti, ho cifre un po diverse (o più complete) da quelle contenute nel suo articolo.

Prima di venire alle cifre, desidero però fare una precisazione su un punto del suo articolo.

Nel calcolare quante pensioni di anzianità verrebbero sospese da un intervento fatto dalla sera alla mattina, lei esclude giustamente le persone in mobilità e reduci da lavori usuranti. Non include però una categoria che purtroppo è venuta ingrossandosi enormemente negli ultimi anni e mi riferisco ai lavoratori licenziati senza ammortizzatori sociali (es.: dirigenti di azienda) o licenziati con ammortizzatori sociali ma in età troppo giovane per accedere alla pensione una volta terminata la mobilità.  Questi lavoratori sono in molti casi in regime di prosecuzione volontaria della contribuzione, in altri hanno già sufficienti anni di contributi  e stanno attendendo i mesi che mancano al fatidico raggiungimento della quota 96 della legge attuale; fermo restando che percepirebbero la pensione a 61 anni e un mese. Ove venisse spostata in avanti l'età di pensionamento, a 62, 63 o più anni, queste persone sono condannate a ulteriori lunghi periodi senza reddito, il che mi pare impensabile. Poiché i media fanno opinione e talvolta influenzano le decisioni, sarebbe stato molto opportuno che la categoria di cui sopra fosse stata da lei inclusa tra quelle da salvaguardare. Perfino l'Onorevole Cazzola ha avuto l'accortezza di citare questa necessità in una recente dichiarazione. Circa la sua idea di "sospendere per uno, due anni le pensioni di chi ne abbia maturato il diritto nel 2011", spero che volesse essere una provocazione e non una proposta, perché mi sembra impresentabile dal punto di vista giuridico e  etico.

Venendo alle cifre, lei prospetta, da previsioni INPS, un significativo deficit nell'INPS nel 2013, però omette di precisare che lo stesso si riferisce alla gestione complessiva dell'INPS che come si sa include anche le pensioni assistenziali quali quelle sociali, di invalidità e inabilità. Poiché le pensioni di anzianità riguardano nella loro totalità i lavoratori dipendenti, le cifre da prendere in esame per la valutazione di interventi sulle anzianità devono essere quelle relative al fondo dei lavoratori dipendenti. Non ho ancora i dati previsionali INPS del 2012, ma nel 2010 e 2011 tale fondo è attivo. Lei indica poi che le pensioni future con il sistema contributivo sarebbero molto più basse delle attuali; ciò non collima con quanto indicato da Patriarca (INPS) che indica come a parità di 35 anni di contribuzione le pensioni oggi e domani saranno circa allineate al 70 % dello stipendio. Questo e altri dati ho in un blog: http://basta-con-i-tagli-alle-pensioni.over-blog.it/

In generale, il suo articolo è l'ultimo degli innumerevoli che si leggono e che invitano a riforme, sospensioni, eliminazioni delle pensioni di anzianità. Sono convinto come lei che l'opinione pubblica pensi che ciò vada fatto, ma non che lo sia perché correttamente informata e per libera scelta. Ritengo che sia stata fatta una campagna a volte anche un po ignobile per orientare l'opinione pubblica. Solo per citare un'area di risparmi molto più grossa rispetto alle pensioni di anzianità, e cioè la struttura politico-amministrativa dello stato, non vedo la stessa ossessiva iniziativa per convincere a ridurla. Le ricordo che Senato+Camera dei deputati costano circa 1,5 miliardi di euro all'anno, che il totale dei costi di parlamentari, consiglieri regionali, provinciali, comunali, sindaci, assessori etc. è di circa 18 miliardi di euro all'anno e che, come UIL sottolinea in uno studio, un taglio di questi costi del 20% darebbe un gettito annuo doppio rispetto al più duro dei possibili interventi sulle pensioni.
Le ricordo poi che l'accorpamento di comuni e province è per ora lettera morta.
Su questi punti non mi pare di vedere quotidiani tambureggianti articoli finalizzati a orientare opinione pubblica e decisioni politiche e mi domando il perché. Ritiene forse che i pensionandi soffrirebbero meno dei politici? O forse che sia giusto finanziare i costi della politica con i tagli alle pensioni e non, casomai, il viceversa? Oppure che la riforma delle pensioni di anzianità faccia progredire in prospettiva il paese più che un  risanamento delle prassi politico/amministrative?
Se le sue risposte sono no alle tre domande di cui sopra, allora come spiega la maniacale attenzione alle pensioni (sempre e solo comunque quelle di anzianità dei lavoratori dipendenti) e non agli altri aspetti che le ho elencato?

 

 

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A
<br /> Salve ,sono sempre io.<br /> Facile la risposta ;questa e'l'unico modo,sapendo la posizione della Lega e del PDL ,per far saltare questo Governo.<br /> Non hanno altri sistemi ...<br /> Io comunque fossi Berlusconi,dopo il commento POSITIVO di Draghi ( scusate se e' poco ) userei in diretta questa sera in aggiunta alla lettera , un ASSO come la PATRIMONIALE ( non a livelli<br /> pesantissimi ma per coprire un'altra area di gradimento delle Opposizioni.<br /> Saluti<br /> <br /> <br />
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B
<br /> <br /> Per onore della verità, anche l'IDV si è espressa oggi contro la riforma delle pensioni.<br /> <br /> <br />  <br /> <br /> <br /> http://www.antoniodipietro.com/2011/10/pensioni_no_al_diktat_europeo.html?mllt <br /> <br /> <br /> <br />