LA MONTAGNA HA PARTORITO IL TOPOLINO
E' notizia di oggi che calcoli accurati circa il futuro sistema pensionistico completamente retributivo dicono che le pensioni non saranno così ridotte come da più parti si è voluto lasciar credere col malcelato intento di motivare dei tagli alle pensioni esistenti.
I calcoli con relativi commenti non vengono da un neofita apprendista stregone ma da una fonte autorevole: Stefano Patriarca, responsabile dell'area pensioni dell'ufficio studi dell'Inps, nonché co-estensore della riforma Dini-Treu del 1995.
Patriarca sostiene che "Una persona che comincia a lavorare oggi a 34 anni e andrà in pensione nel 2046 dopo 35 anni di lavoro dipendente prenderà il 70% dell'ultimo stipendio" (Fonte: http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_09/giovani-sorpresa-pensioni-arrivera-al-70-per-cento-del-reddito-enrico-marro_84073118-f247-11e0-9a3e-cd32c10dad62.shtml).
Trasecoliamo! Ma anche oggi, in pieno sistema retributivo, una persona con 35 anni di contribuzione riceve il 70% dello stipendio (2% per ogni anno, in realtà non dell'ultimo, ma della media degli ultimi 10 anni); quindi la differenza tra il retributivo puro e il contributivo puro dove sta? Abbiamo discusso per mesi del nulla, con gli economisti a spiegarci quanto avrebbero dovuto vergognarsi i pensionandi di oggi ?
La differenza non c'è, o almeno non è significativa e questo ha una sua spiegazione logica molto semplice: In un mondo perfetto, a inflazione zero, gli stipendi rimarrebbero sostanzialmente costanti negli anni, con la eccezione degli aumenti retributivi per merito, che non sono largamente diffusi e che riguardano soprattuto le parti iniziali delle carriere. Pertanto la differenza tra la media degli stipendi degli ultimi dieci anni e il totale non è elevatissima; prevengo qui l'obiezione circa il malvezzo in uso in alcuni enti pubblici, di elevare le retribuzioni negli ultimi anni di lavoro per elevare la pensione: è un malvezzo da combattere, che lo stato deve eliminare e che comunque riguarda l'INPDAP e non l'INPS.
In un mondo invece imperfetto, con tassi di inflazione e quindi di interesse anche elevatissimi in certi periodi (negli anni 80 anche fino al 19%) le differenze tra gli stipendi degli ultimi 10 anni e quelli precedenti possono essere anche enormi. In questo caso il sistema retributivo non fa altro che cercare di assomigliare a un sistema contributivo perchè il calcolo sugli ultimi 10 anni rivaluta i contributi degli anni precedenti, cosa che il sistema contributivo fa invece utilizzando i tassi di sconto per rivalutare costantemente il montante. Per due strade diverse si arriva a mete non troppo lontane tra loro.
Certo, resta la differenza tra l'età a cui si accederà alal pensione nel futuro e quella a cui si accede oggi, ma questa è materia non di sistema di calcolo, bensì di sistema di uscita e c'è da dire che i ventenni di oggi, nati negli anni 90, hanno una aspettativa di vita significativamente più lunga dei nati negli anni 40 e 50.